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CRESCITA PERSONALE

Le origini

La geometria dell’anima: Enneagramma

Luglio 25, 2019

Il primo obiettivo dell’Enneagramma è una migliore comprensione del proprio funzionamento nei vari contesti della propria vita (relazioni personali, amichevoli, famiglia, lavoro, ecc.).

Tra i nove tipi di personalità, potrete trovare uno o due dei principali motivi inconsci dietro i quali si muovono tutte le percezioni, i pensieri, le emozioni e i comportamenti che riflettono il vostro comportamento.

La parola “Enneagramma” deriva da due parole greche che indicano nove punti (ennea) (grammos). In effetti, l’Enneagramma è originariamente un simbolo, costituito da nove punti equamente distribuiti su un cerchio. Il punto 9 è tradizionalmente posizionato nella parte superiore del cerchio. Ogni punto rappresenta uno dei profili di personalità descritti dal modello Enneagramma.

Le linee collegano i punti:

Queste linee costituiscono due distinte figure chiuse:

un triangolo che collega in questo ordine i punti 3, 9 e 6,
una specie di esagono contorto che unisce i punti 1, 4, 2, 8, 5 e 7.

 

 

Ogni elemento del simbolo ha un significato nel modello di Enneagramma.
 
Le tre fonti di intelligenza 

L’Enneagramma si basa sull’idea che ogni essere umano ha tre forme di intelligenza, che chiama il centro istintivo, il centro emotivo e il centro mentale. La parola centro viene utilizzata per indicare che ognuna di queste tre modalità operative ha un proprio ruolo e un proprio obiettivo specifico.

Il centro delle viscere assicura la nostra sopravvivenza fisica e psicologica nel presente. Per fare ciò, confronta il presente con situazioni simili del passato e sceglie di agire o no, di cambiare o no. È il centro della nostra energia vitale, i nostri atti spontanei, il nostro coordinamento fisico, la nostra creatività in azione.

Il centro del cuore è incline ai nostri desideri e ai nostri bisogni, non solo, si confronta anche rispetto a quelli degli altri. Si preoccupa delle nostre relazioni con gli altri. Come le nostre emozioni, vive profondamente nel momento.

Il centro della testa è il luogo dove regna la ragione, ed é qui che prendono vita le scelte, le decisioni, i piani e i progetti. Ragiona per analisi e sintesi sulla base di informazioni oggettive ed è orientato verso il futuro.

Centro preferito

I tre centri sono relativamente autonomi. A volte sono d’accordo tra loro; a volte non sono d’accordo. Ad esempio, si può prendere una decisione (centro mentale) e non riuscire ad attuarla (centro istintivo); o si può sentire in profondità in se stessi, un conflitto tra il cuore (centro emotivo) e la ragione (centro mentale).

Secondo il modello di Enneagramma, tendiamo tutti a preferire uno dei tre centri: lo usiamo più spesso di altri; quando è in conflitto con un altro centro, è lui che prevale; di fronte a una nuova situazione o stress, è lui che viene implementato per primo.

Nell’Enneagramma, i tipi 8, 9 e 1 preferiscono il centro istintivo; i punti 2, 3 e 4 preferiscono il centro emotivo; i profili 5, 6 e 7 preferiscono il centro mentale.

Direzione d’uso del centro preferito
Il centro preferito può essere usato in tre modi diversi: verso l’interno, verso l’esterno o cercando un tipo di equilibrio tra l’interno e l’esterno. Ciascuno dei profili di Enneagramma favorisce una di queste tre direzioni d’uso del suo centro preferito:

Esaminiamo centro per centro il significato di questa opzione:

Centro istintivo

  • L’8 usa il centro istintivo verso l’esterno; agisce per avere impatto, controllo, potere sul mondo che lo circonda.
  • L’ 1 usa il centro istintivo verso l’interno; agisce per avere il controllo su se stesso.
  • Il 9 cerca un equilibrio tra l’uso interiore ed esteriore del centro istintivo; a volte paralizza l’uso del centro; poi si comporta poco.


Centro emotivo

  • Il 2 usa il centro emotivo verso l’esterno; percepisce con grande delicatezza le emozioni degli altri e cerca di aiutarli.
  • Il 4 usa il centro emotivo verso l’interno; è attento alle sue emozioni e apprezza la naturalezza e l’autenticità.
  • Il 3 cerca un equilibrio tra uso interiore ed esteriore del centro emotivo; a volte paralizza l’uso del centro; allora conosce poco delle sue vere emozioni.

Centro mentale

  • Il 5 usa il centro mentale verso l’esterno; vuole capire come funziona il mondo che lo circonda e accumulare informazioni su di lui.
  • Il 7 usa il centro mentale verso l’interno; immagina i piani per creare una vita più piacevole e piacevole.
  • Il 6 cerca un equilibrio tra uso interiore ed esteriore del centro mentale; a volte paralizza l’uso del centro; quindi dubita di se stesso e delle sue decisioni.

Ego ed essenza

Noi ci manifestiamo nel mondo in molti modi distinti, attraverso il comportamento, la formulazione delle idee e l’espressione delle emozioni. Tutte queste manifestazioni costituiscono il nostro carattere e questo cambia ed evolve, secondo i contesti, gli eventi importanti della nostra vita o semplicemente del tempo che passa.

Ma dietro le manifestazioni variabili del nostro personaggio, avere un centro preferito e usarlo in una certa direzione (dentro, fuori o entrambi) rimane costante. Lo squilibrio così creato rimane e caratterizza ciò che l’Enneagramma chiama il nostro ego (o falsa personalità). L’ego si manifesta principalmente con un meccanismo di elusione chiamato la compulsione del tipo. Questo è ciò che i nove tipi di Enneagramma cercano di evitare a tutti i costi: 

Nascosta dalla maschera del carattere, dallo squilibrio e dalla sofferenza del nostro ego, la nostra essenza (o vera personalità) rappresenta la nostra capacità di usare i nostri tre centri in modo equilibrato ed esprimere la nostra energia personale nella sua forma più vera e il più nobile. La nostra essenza contiene praticamente le nove energie di base dell’enneagramma.

 

Le origini

Filosofia antica all’origine dello sviluppo personale

Luglio 22, 2019

La crescita personale ripone le sue basi nella filosofia antica. L’elevazione dell’uomo nel divenire un Essere Cosciente rispetto alla sua propria esistenza, grazie all’adempimento di una serie di azioni/esercizi che lo porteranno all’unificazione con l’Universo stesso, ripone le sue origini in un’epoca molto più distante nel tempo rispetto all’epoca degli anni ’60 del 20 secolo in America. 

Lo sviluppo personale, come processo volontario dell’Essere nel divenire, trova le sue radici più profonde nella filosofia antica; in altre parole, ha attraversato diversi secoli per assumere la sua forma attuale. Nell’epoca antica, la filosofia non si riduceva ad un insieme di teorie perché a differenza di oggi era fondamentalmente un modo di vivere.

Quindi, in questo contesto, lo sviluppo personale è parte del processo di vita degli uomini, é un apprendimento permanente che ha portato le diverse dottrine filosofiche a sperimentare la loro maniera di adempiere in questo processo che prevede una varietà di esercizi spirituali che permettono di offrire una vera terapia dell’anima.

La filosofia come apprendimento di sé e conoscenza del mondo

Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.

Con questa frase si può riassumere l’insegnamento di Socrate, l’esortazione a trovare la verità dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze.  Questa iscrizione, incisa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, è essenziale, tutt’oggi per la crescita personale. Possiamo quindi rilevare le fondamenta del self-help nella filosofia antica. In effetti essa sarà ampiamente diffusa dal pensiero socratico e più in generale dall’intera filosofia antica per coloro che ambiscono ad elevarsi alla figura dell’uomo saggio.

La formula delfica ci invita “a considerare da una parte l’Uomo nel Mondo e, dall’altra parte, il Mondo nell’Uomo, non altro che il rovescio della stessa medaglia. Quindi lo sviluppo personale è una disciplina che conduce all’apprendimento della conoscenza di sé. La conoscenza di sé è presentata come un apprendistato che non può essere limitato ai soli aspetti teorici ma deve anche essere tradotto in esercizi pratici (prassi). È un processo messo in moto grazie a due fasi: da un lato quella dell’insegnamento teorico e dell’altro quella dell’atto pratico.

Le grandi scuole filosofiche che dominavano il mondo antico erano caratterizzate dalla scelta di un particolare modo di vivere: ogni flusso aveva una serie di pratiche spirituali con l’obiettivo comune di accedere alla figura del saggio. In queste condizioni, lo sviluppo personale è un processo verso un ideale di felicità, indipendenza, libertà e benessere.

Se non vedi ancora la tua propria bellezza, fai come lo scultore di una
statua che deve diventare bella: toglie questo, raschia quello, rende
liscio un certo posto, ne pulisce un altro, fino a fare apparire il bel
volto della statua. Allo stesso modo anche tu togli ciò che è superfluo,
raddrizza ciò che è obliquo, purificando tutto ciò che è tenebroso per
renderlo brillante e non cessare di scolpire la tua propria statua finché
non brilli in te la chiarezza divina della virtù …

Se sei diventato questo,
senza avere più qualcosa di estraneo che sia mescolato a te, … se ti vedi
divenuto tale … guarda tenendo il tuo sguardo. Poiché solo un occhio
siffatto può contemplare la Bellezza. Plotino, Enneadi

Questi esercizi spirituali hanno permesso ai filosofi e ai discepoli che li praticavano di elevare la loro coscienza, di avere un approccio multidimensionale del luogo dell’essere, delle sue interazioni con gli altri e con il mondo circostante. In modo da ricollegare l’Essere a se stesso e al cosmo, e quindi prendere coscienza del suo posto come unità parte di un tutto per raggiungere la rappresentazione simbolica dell’uomo saggio. 

In secondo luogo, l’uomo ha dovuto imparare ad accettare e amare il mondo così com’è: dire “sì” all’universo nella sua totalità, volere ciò che accade, anche se ciò che accade sembra contrario ai suoi desideri . In altre parole l’uomo e la natura sono parte di un Tutto Unico.

Gli esercizi spirituali devono quindi consentire di raggiungere la figura del saggio e non sono destinati a “sviluppare abilità mentali e/o tecniche “relative a una particolare disciplina, ma piuttosto raggiungere la propria totalità in quanto essere vivente, avere una postura interiore, un atteggiamento verso la vita, un cambiamento interiore che ci predispone a coesistere nell’universo e con l’universo. 

Esercizi spirituali come terapia dell’anima

È necessario conoscere l’etimologia della parola terapia, per coglierne il significato: che porta armonia, prendersi cura. In questo senso, la terapia non è tanto curativa quanto preventiva. È una cura il cui scopo non è tanto di riparare quanto di mantenere l’anima in un processo di crescita.

Nei testi antichi la filosofia ha una valenza terapeutica, l’oggetto presunto o dichiarato di questa attività è l’anima, proprio come quello per la medicina  è il corpo umano. Quindi il dominio del psukhê (il respiro, l’anima) è riservato al filosofo mentre il dominio del sôma (il corpo) a quello del medico. Tuttavia, il dominio del sôma non è esclusivo al medico, poiché alcune scuole filosofiche sembrano prescrivere esercizi fisici per lo scopo dello sviluppo dell’anima nel suo tempio.

Per tutte le scuole filosofiche, la causa principale della sofferenza, del disordine, dell’incoscienza, per l’uomo, sono le passioni: desideri disordinati, paure esagerate. Il dominio della preoccupazione gli impedisce di vivere veramente. La filosofia quindi apparirà prima, come terapia delle passioni (…). Ogni scuola ha il suo metodo terapeutico, ma tutti collegano questa terapia a una profonda trasformazione del modo di vedere e di essere dell’individuo. Gli esercizi spirituali avranno precisamente per oggetto la realizzazione di questa trasformazione. 

In altre parole, l’auto-realizzazione non sta che nel prendersi cura dell’anima, per portarla in armonia con il corpo, la mente e la natura, di fronte al suo principale affetto, che è il desiderio illimitato. Più tardi, nel corso della storia, fino all’avvento del moderno sviluppo personale, avrà molte forme e obiettivi diversi, appresi da teologi, filosofi e scrittori.

Quindi alla nascita della psicologia, questa assumerà il monopolio della psiche (psukhê, l’anima) e circoscriverà lo sviluppo personale al proprio dominio. In questa prospettiva, lo sviluppo personale presentato oggi attinge a molti fondamenti teorici nel campo della psicologia. 

Sito di riferimento http://kpsens.com

Fermarsi e riflettere FOOD

Veganismo, cosa è di preciso?

Luglio 16, 2019

Ieri parlando con un’amica vegetariana, le ho fatto presente la mia scelta di interessarmi a questa tematica e di come molto spesso mi ci perdo fra le mille terminologie usate in questo contesto. Ecco perché stamattina di buon’ora mi sono svegliata e mi sono documentata.

Bisogna ammettere che oggi il veganismo è sempre più presente nei media, nelle case e per strada: seduce, interessa, sfida, infastidisce ma non ci lascia indifferenti. In una società moderna dove regna il consumismo alimentare perché avvicinarsi a questo tipo di stile di vita? Fenomeno o Moda?

Ecco una serie di informazioni che ho potuto ritrovare:

Cos’é il veganismo?

Il veganismo non è solo una dieta, spesso immaginata come “estremista”, “austera” o “squilibrata”. È uno stile di vita positivo che ci invita a mettere in discussione i nostri automatismi, il nostro modo di consumare, il nostro rapporto con la natura e tutti i suoi abitanti.

Essere vegano, corrisponde a che tipi di ?
“Vegetariano”, “vegetaliano” o “vegano”?

Il termine “vegano” è stato progettato nel 1944 da Donald Watson, il fondatore inglese della Vegan Society la più antica associazione al mondo.

Terminologie e diete abbondano, quindi per chiarire le idee, riporto di seguito qualche schema per una visione più chiara e limpida.

La definizione ufficiale del veganismo, che risale al 1951, è “la dottrina secondo cui gli esseri umani devono vivere senza sfruttare gli animali” (The Vegan Society).

Una persona vegana è una persona che ha semplicemente scelto di cambiare il modo in cui consuma e agisce, in modo da avere il minimo impatto negativo possibile sugli altri. Ha frequentato circhi senza animali, tenere gli animali in natura, senza la caccia, alimenta in modalità 100% vegetale, scegliere i vestiti realizzati in materiali non dallo sfruttamento degli animali (cotone, sintetici …) e gli usi prodotti cosmetici e di manutenzione non testati.

Perché si diventa vegani?

La transizione al veganismo non avviene da un giorno all’altro. Il veganismo, che è spesso il risultato di una riflessione sulla condizione animale, trova anche la sua giustificazione in argomenti che spesso si sovrappongono per formare un insieme coerente.

Problema di salute:

Allergie, intolleranze (latte …), problemi di salute legati agli scandali nell’industria alimentare, per esempio, o volontà di adottare una dieta più sana …

Rispetto dell’animale o etica:

Oltre 1,1 miliardi di animali vengono macellati all’anno solo in Francia. A questa cifra si aggiungono le 800 000 tonnellate di pesce e di altri animali acquatici offerti in vendita sul mercato francese. Oltre l’80% sono animali provenienti da aziende agricole industriali.

Ci sono prove che gli animali, come gli umani, sono esseri senzienti, che sentono paura, stress e sofferenza.
Le associazioni denunciano i trattamenti che subiscono durante l’agricoltura industriale: corpi deformati dalla manipolazione genetica, condizioni di vita insostenibili, stress e mutilazioni vivono prima del trasporto e della macellazione. Il pesce, soffrirà il più delle volte una lunga agonia e dolorosa.

Ragioni ecologiche:

L’industria della carne e dei latticini usa enormi quantità di terra (l’80% dei terreni agricoli in Francia e il 70% delle terre agricole del mondo), l’acqua (il 36% del consumo di acqua di Fonte francese WWF 2012), combustibili fossili, mentre produce il 18% delle emissioni globali di gas a effetto serra e altre forme di inquinamento (più di un terzo dell’inquinamento idrico da pesticidi, azoto e fosforo, fonte FAO 2009).

Questo settore è anche responsabile del 91% della deforestazione in Amazzonia (FAO, 2006, Solagro, 2016) e la causa principale della perdita di biodiversità sulla terra.
La pesca e l’acquacoltura sono fonti di inquinamento in mare e l’erosione della biodiversità marina: il 90% degli “stock” di pesce commercializzato sono in pieno sfruttamento o sfruttamento eccessivo (FAO, 2016).

Per più solidarietà:

Dopo la seconda guerra mondiale, l’agricoltura divenne altamente industrializzata nei paesi occidentali e i prodotti di origine animale, fino ad allora una minoranza nella dieta, divennero di primaria importanza al tavolo. Questo sviluppo sta trasformando radicalmente i metodi di produzione, ma anche il commercio mondiale.

Per nutrire le loro fattorie, i paesi sviluppati stanno ora importando enormi quantità di cibo (cereali, soia) prodotte nel Sud a scapito delle aree di colture alimentari. L’Europa usa 7 volte la sua terra agricola nei paesi meridionali per nutrire il suo bestiame (Kwa A., 2001)!

Nei paesi del sud, questa coltura beneficia principalmente di grandi proprietari terrieri, mentre i piccoli agricoltori sono vittime del modello produttivista, ad esempio in Sud America, dove la coltivazione di soia è un disastro ecologico e sociale, per non parlare l’uso di OGM.

Capirete bene l’importanza di diventare prima di tutto Consumatori Coscienti, sapere quali sono gli alimenti che riponiamo nel nostro carrello della spesa tutti i giorni.

Proprio ieri andando a fare la spesa da Lidl, mi sono sentita persa, mi sembrava che in Italia fosse più facile, si andava dal proprio fruttivendolo e si acquistava la frutta di stagione. In una metropoli come quella parigina bisogna ancor più sforzarsi di leggere e leggere, ma penso che sia il giusto cammino da intraprendere.

Se sto per diventare una persona che segue una qualsiasi tipologia di vege*** filosofia? Di preciso non so rispondervi, mentirei dicendo che ho trovato in me la forza, è come se mi fossi drogata per tutta la vita ed ora ho voglia di smettere…ma tra il dire e il fare quanto sarà grande il mare?

A voi che siete in ascolto STAY AWAKE…

Fermarsi e riflettere FOOD

La scintilla…da dove cominciare

Luglio 15, 2019

Direi che ultimamente non faccio altro che sbattermi la verità in faccia. Il mio compagno mi dice che devo smetterla di colpevolizzarmi e che ho la libertà di scegliere e che non per forza devo impormi di sostenere una causa.

Eppure sento che è in mio dovere farlo per poter restare sveglia dinanzi ad una realtà che si manifesta, di cui gli unici canali al quale sono stata attirata fin adesso fossero stati dettati, piuttosto, dalla società del consumismo e del divertimento.

Cosa hi potuto dedurre da questa fase di riflessione? Che inconsapevolmente ho imparato a…

  • vivere in circostanze che allontanano da me ogni tipo di problema
  • trascurare la mia parte di responsabilità
  • vedere piuttosto che guardare
  • ignorare la verità

Pur sempre, e aggiungerei fortunatamente, animata da una filosofia positivista mi dico che non é mai troppo tardi eppure non sembra essere così facile.

WHY is is so HARD?

La nostra società ci induce ad essere schiavi di una vita mondana dove le informazioni che ci sono fornite in prima battuta sono del tutto equivoche.

Mi spiego meglio con qualche esempio:

Se si sceglie di mangiare meno zuccheri , quindi di comprare un prodotto che sia denominato Light sul suo packaging diffidate da ciò che leggete. In primo piano perché dal moment che andrete a leggere gli ingredienti constaterete che pur contenendo forse meno zuccheri conterrà molta più materia grassa. Altro esempio la marmellata che contiene 60% di zuccheri aggiunti, etc etc…

A parte tutto una serie di informazioni che verranno via dicendo mi ero ripromessa una verità al giorno, dovuta a questo perenne stato confusionale sono ancora qua a cercare informazioni!!!

E’ tempo di verità, quindi é tempo di porre la prima domanda, partiamo da qualcosa di semplice:

Quanti di noi mangiano frutta e verdura di stagione? Soprattutto quanti di noi conoscono la stagionalità di quello che mangiamo?

Di seguito riporto un breve riepilogo sulla stagionalità dei seguenti alimenti, di cui alcuni conoscevo più o meno la stagionalità per altri ne ero completamente all’oscuro.

Frutta e verdura di stagione

Come mai troviamo tutti i frutti e tutte le verdure in ogni stagione?

Per rispondere a qualsiasi voglia, di un possibile consumatore, che sia fragole in inverno e pompelmo in estate, le industrie ci hanno ormai abituato a trovare qualsiasi frutto e/o verdura in qualsiasi stagione, ma quali sono le informazioni che ignoriamo?

In bassa stagione, un frutto o un vegetale provengono da un raccolto effettuato in serra, dove sono stati spruzzati su di essi pesticidi per aiutarlo a crescere e per compensare la mancanza di sole e sostanze nutritive nel terreno; da un paese lontano dove i prodotti non sono necessariamente regolamentati come in Europa.

Questi pesticidi sono sempre di più ritrovate tra le cause di malattie quali in molti casi il cancro, e si infiltrano anche nel terreno avendo quindi effetti negativi sull’intera ecologia locale.

Quindi per abituarmi a conoscere le stagionalità di un prodotto per iniziare mi scriverò ogni mese un reminder, che metterò sul frigorifero, con la frutta e verdura di stagione così da sapere cosa posso mangiare ed inoltre non sarebbe male interessarsi a quali sono i mercati dove poter fare la spesa, quali sono le aziende agricole che promuovono un commercio a km0.

Sicuramente sono tante le iniziative che possiamo prendere, ad oggi quello che sto cercando di fare è in primo luogo prender conoscenza delle problematiche che impattano noi e l’ambiente.

“Lo studio è come la luce che illumina la tenebra dell’ignoranza, e la conoscenza che ne risulta è il supremo possesso, perché non potrà esserci tolto neanche dal più abile dei ladri.

Lo studio è l’arma che elimina quel nemico che è l’ignoranza. È anche il miglior amico che ci guida attraverso tutti i nostri momenti difficili.” 

Dalai Lama

STAY AWAKE

CRESCITA PERSONALE

Maledetta felicità

Giugno 21, 2019

Ho iniziato a leggere un libro, e ancora una volta mi sento come se qualcuno mi stesse indicando il cammino…

18 giugno Milano

Aeroporto, libreria, io davanti ad una scaffalatura zeppa di libri alla ricerca del Libro. Da qualche settimana, bazzico nelle librerie, sono alla ricerca di qualcosa, ma non so bene cosa, e so che però la risposta è ancora in un libro come per il “Miracle Morning”. Sono un pò persa in questa periodo, ho le pile della mia batteria full charged ma non sono dove impiagarle. Mi faccio così tante domande sul mondo esterno e su ciò che io voglio fare per coesistere di maniere ottimale con l’universo.

E la di colpo vedo un libro, una copertina con una donna a testa in giù che legge il cui titolo mi sembra un pò banale eppure mi intriga: Maledetta felicità di Marianne Power. Prendo il libro e sulla copertina una frase che come non mai mi conquista: Tutto quello che ho sempre pensato e non ho mai avuto il coraggio di fare per diventare la versione migliore di me. Continuo la lettura della presentazione del libro: 36 anni, sorridente e solare, un ottimo lavoro come giornalista freelance, una famiglia e pochi, buoni, amici che le vogliono bene. Ecco, questa è Marianne Power. Peccato che lei non si veda così e che abbia un debole per i superalcolici, Netflix e i libri self-help. Una domenica al risveglio da un’allegra sbornia del sabato sera, Marianne si guarda intorno: la camera è in disordine, ci sono abiti e bicchieri ovunque, è andata a letto vestita e non si è nemmeno struccata. Single da anni, sempre in lotta con la bilancia e con i suoi capelli, vive in affitto in un seminterrato e ha il conto perennemente in rosso; che disastro… Com’è possibile che tutti quei libri self-help che ha lì sullo scaffale, letti e riletti e sottolineati, non abbiano avuto alcun effetto sulla sua vita? E che cosa succederebbe se mettesse davvero in pratica quello che dicono? E quindi ecco la soluzione: 12 libri self-help e un anno di tempo per cancellare qualsiasi problema e diventare Perfetta. Da ‘Conosci le tue paure e vincile’ al ‘Potere di adesso’, passando per il metodo Vaffa e gli angeli guardiani. La storia vera di una donna che ha deciso di sfidare l’universo self-help per scoprire se esiste davvero una ricetta per la felicità. Emozionante, ironico, profondo e tremendamente divertente. Forza Marianne, facciamo il tifo per te!

Per il momento il libro sta conquistando me, e non mi fa sentire sola e mi ha anche dato coraggio nel mettere infine nero su bianco a quello che sto attraversando. Come avete potuto notare i miei articoli ultimamente hanno piuttosto una dimensione di riflessione su tematiche diverse, come
La scelta può cambiare il mondo, E tu cosa fai nella vita?, in cui si constata il mio stato un pò confusionale rispetto ad alcune tematiche che mi fanno questionare rispetto alla versione di me che voglio scegliere all’interno della società. E avanzando proprio nella lettura di questo libro proprio ho potuto chiarificare cosa voglio fare adesso nel mio percorso di crescita personale. Dopo quasi un anno, tumultuoso e intenso, mi sento di affermare che sono ormai completamente AWAKE rispetto a me stessa, ma, e la ho scoperto che cosa mi stava lacerando da dentro, non sono del tutto SVEGLIA rispetto a quello che mi succede intorno, e da oggi voglio prendermi la responsabilità di PARLARE, SCRIVERE di ciò che volevo non vedere, non sapere perché mi faceva comodo, mi faceva sentire normale.

Da oggi voglio intraprendere un viaggio alla scoperta di verità che da troppo tempo ho voluto occultare, e come una mela al giorno leva il medico di torno mi son detta che una verità/una presa di coscienza al giorno non può far così male.

Pronta ad accettare la sfida con me stessa? Pronta a scegliere la pillola Rossa?

Ti sto offrendo solo la verità niente di più…

E voi che siete in ascolto, cosa fate per restare AWAKE?

Fermarsi e riflettere

La scelta può cambiare il mondo

Giugno 15, 2019

In un mondo in cui abbiamo tutti diritto di parola e di espressione perché ci interessa apparire piuttosto che essere, perché è più facile pubblicare una foto di noi in versione make up perfetto piuttosto che dar voce a ciò che sosteniamo nella nostra vita quotidiana.

Sono andata al cinema sabato sera e ho visto una commedia americana da poco uscita Long Shot e ancora una volta ho visto spiattellarmi in faccia questo dilemma! Nella commedia Charlize Theron, che interpreta il Ministro degli Esteri, vuole far firmare un trattato per la tutela dell’ambiente e incomincia un viaggio per sostenere la sua campagna nelle diverse nazioni. Più volte lei si ritrova a dover quasi scegliere quale fosse la causa più importante tra la deforestazione, l’inquinamento dell’aria o degli oceani etc. etc.

Ultimamente qualsiasi tematica/problematica legata all’uomo mi conduce ad un pensiero constante: quale causa scegliere da sostenere?

Oggi voglio spostare la vostra attenzione su questa riflessione:

In un mondo in cui ormai milioni sono le cause da sostenere e miliardi sono le motivazioni, quale è la giusta causa da sostenere, tra le tante quale scegliere e come poter dar voce alla propria lotta?

  • il razzismo
  • l’individualismo
  • la perdita di se stessi
  • mangiare sano
  • l’istruzione
  • essere straniero
  • il capitalismo
  • la plastica
  • la deforestazione
  • l’inquinamento degli oceani
  • l’assassinio degli animali

Voi direte sicuramente perché scegliere, perché non poter sostenere tutto ciò simultaneamente ? Non è cosi facile, credetemi perché possiamo sostenere una causa senza però far nulla.

Lo sapevate che la più parte dei rossetti contengono prodotti animali? Conoscete quali sono i frutti o le verdure di stagione? Lasciate ancora il rubinetto aperto mentre lavate i denti? Utilizzate ancora così tanta carta e o plastica da riempire 5 buste in una settimana? Vi prendete cura del vostro corpo facendo attività fisica? Scegliete di agire piuttosto che subire?

E là ne consegue una voglia matta di dirmi che non è cosi facile eppure tutto comincia da qualcosa di piccolo, un gesto che dovrebbe esser qualcosa di normale che non lo è più come fare la raccolta differenziata, spegnere le luci quando fuori ormai è giorno, non aver più timore di leggere un giornale per conoscere ciò che avviene nel mondo, prendere parte ad un discorso senza aver paura di esprimermi.

Forse bisogna solo fare il meglio che si può perché quello é già di per sé un grande inizio, quindi non abbiate paura di incominciare e soprattutto non giustificatevi di non poter salvare il mondo perché quello lo faremo insieme ma bisogna restare A W A K E per farlo!

A voi che siete in ascolto oggi cosa fate per Restare Svegli?

CRESCITA PERSONALE TRAVEL

Ai Confini del Mondo con ME

Maggio 19, 2019

OSARE..

Ancora una volta questa settimana mi sono confrontata con una voglia irrefrenabile: Viaggiare in un continente che mi permettesse di vedere il mondo sotto una nuova angolazione.

Eppure avevo la solita sensazione di non poterlo fare perché … un perché che ormai da troppo tempo era diventato un ritornello inconfondibile:

perché non ho così tanti soldi..

perché non é il momento giusto..

perché non ho nessuno con chi andare ..

perché sarei stata la prima della famiglia a viaggiare da sola..

perché bla bla bla..

Tutti quei perché legati ad una serie di motivazioni ripetute, così tante volte nel corso degli ultimi anni, che ad una certa mi sono resa conto che erano solo schemi mentali che avrei potuto riprodurre per una serie infinta di volte!

Martedì chiacchierando con la mia amica Marine, grande esploratrice di paesi lontani, le parlo di questa mia voglia e lei mi invita a visitare il sito Copines de voyage

Il sito che, come altri fino allora a me sconosciuti, offre diverse offerte per trovare il viaggio e la data di partenza che ci si addice di più e il tutto facendolo con una decina di donne che hanno voglia di scoprire il mondo attraverso una nuova maniera di viaggiare!

Capirete che una volta atterrata sul sito, mi sembrava di essere entrata nella tana del gran coniglio, perchè avevo trovato il piano perfetto: partire con delle persone che avevano la mia stessa voglia di una nuova esperienza e non dovermi preoccupare di organizzare nei minimi dettagli il viaggio ( spostamenti, hotel, attività locali).

Dopo due notti di insonnia sabato mattina, ieri, mi sono svegliata e ho prenotato per una viaggio di quasi due settimane a Bali, in Indonesia, per fine ottobre/ inizio novembre 2019.

Per il momento conosco solo due delle mie future Amiche di Viaggio Sophie e Maud-Hélène, con le quali al momento sto scambiando telefonicamente su quando e da dove prendere i biglietti per il volo, perché il pacchetto non li include.

Dire che sono ECCITATA è poco e il percorso prevede un bel road trip:

Ma vi racconterò il tutto al mio ritorno 😉

Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso.

Proverbio indiano

A voi che siete in ascolto e avete voglia di osare, non abbiate paura tutto dipende da voi e avete ogni diritto di fare ciò per cui vi sentite di vivere in questo istante: BE ALIVE, BE AWAKE!

Fermarsi e riflettere

E tu cosa fai nella vita?

Maggio 16, 2019

Diverse sono le domande che, in un una frazione di secondo, possono metterci a disagio ed oggi mi soffermo su una che, durante il mio percorso in Francia è diventata una costante presente nell’incontro di nuove persone. La cosiddetta interrogazione che viene utilizzata qualche minuto dopo al Bonjour da un interlocutore che avete appena incontrato.

Una domanda, la cui risposta può incidere sulla dimensione della conoscenza o meno di questa persona, proprio perché essa porrà le basi di un interesse o meno per colui che avete di fronte. Capite bene, che quando si pone una tale domanda, quello che ci si aspetta è conoscere che tipologia di lavoro esercitate e in quale settore.

Differenti sono le reazioni che quest’interrogazione può innescare in voi, tanti sono gli esempi ed oggi ho voglia di condividere la mia esperienza:

Nel 2012, appena arrivata in Francia, per sostenermi ho incominciato a lavorare come cameriera, cosa sicuramente poco originale e sopratutto quasi di routine, penserete voi. Concordo, pienamente, ma e sottolineo il ma, non ero più in Italia ero a Parigi e ciò ha nettamente avuto una conseguenza importante sul come mi sentivo a esprimere quello che facevo. Le persone che incontravo erano poco interessate a quello che era il mio reale percorso di vita, tutto quello che le interessava era darmi un’etichetta per mettermi all’interno di una casella sociale. Vi starete dicendo che ogni mondo e paese e che altre persone come me stavano facendo un lavoro part time per poter vivere in una città straniera, questo sicuramente ma i parigini si ritengono artisti e quindi IO non ero pronta a conoscere modelli, attori, cantanti. Si era instaurato in me un senso di insicurezza, mi sentivo piccola in questa dimensione in cui tutti a 25 anni sapevano che volevano essere e quale etichetta volevano che gli fosse assegnata.

Nel 2016, alla fine dei miei due anni di master MBA, mi sentivo forte e mi relazionavo alla domanda di maniera molto più confident e questo anche al fatto di aver lasciato la ristorazione e cominciare a lavorare a Vente Privée, un e-commerce molto rinomato in Francia. Ed ecco che, uno spiraglio si apriva, ho visto le persone incuriosite da ciò che facevo e si complimentavano, ed in me è nato un contrasto perché un sentimento di soddisfazione si instaurava in me, anche se quello che facevo rimaneva semplice e poco stimolante. Proprio per questo, ho voluto meno di un anno dopo, mettere fine a questo lavoro e entrare nel fatidico mondo delle Start Up.

Le Start Up un mondo piuttosto digital, dove la parola d’ordine era essere intraprendente. Ancora una volta nel 2018 sono uscita dalla mia Comfort Zone per trovare quello che volevo fare nella mia vita e ho avuto due esperienze in quest’universo che mi hanno alla fine fatto capire che nella vita non c’è nessuna formula magica e che l’anche dire lavoro come Business Developper per una start up mi faceva solo essere un’altra fra tante, mi immedesimavo in qualcuno che non ero solo per poter dire al mondo che io sapevo quello che facevo nella mia vita.

Bah in effetti era tutto il contrario, mi sono ritrovata a svegliarmi la mattina completamente angosciata e stressata, poco piena di me e piena di fittizie sfaccettature di me e la ho percepito per la prima volta i sintomi del bornout ( stress, passività, senso di debolezza) e la ho avuto una sorta di allarme interno che mi ha risvegliato.

Come sapete durante il corso del 2018 ho cominciato a riprendere la mia vita in mano, non preoccupandomi più di quello che facevo lavorativamente perché ho capito che questo in fin dei conti mi ha portato alla mia volontà di integrarmi nella società.

Oggi quello che so è che ASSOLUTAMENTE non so cosa mi riserva il futuro e non sto impiegando nessuna forza nel sapere quello che faccio anzi sto rallentando per assaporare la mia vita e VIVO semplicemente e faccio del mio meglio ogni giorno per essere la versione migliore di me stesso ed essere ME senza alcuna etichetta.

Quindi da oggi quello che faccio è di evitare questo genere di domanda e mi interesso a capire il modi di pensare e di esistere di una persona per poter comunicare su tematiche che ci interessano e ci accomunano.

A voi che siete in ascolto:

Cosa amate fare nel vostro tempo libero, quello che vi appartiene, quello in cui decidete di esprimervi?

XOXO – I just woke Up

Fermarsi e riflettere

Perchè essere te stesso, quando puoi essere me?

Maggio 12, 2019

Amare se stessi è forse uno dei compiti più difficili, non perchè questo richieda un’ abilità particolare ma perchè senza saperlo creiamo delle visioni distorte di noi stessi e tendiamo a percepire l’altro come migliore senza soffermarci sul nostro valore.

Bisogna ammettere che in un’epoca come la nostra in cui siamo bombardati dai media, il nostro Io tende a voler comunicare di maniera esponenziale ciò che ha e ciò che fa per manifestare la sua presenza in questa nuova era digitale. Il prediligere l’apparire è diventata la tendenza 2.0, la percezione di noi stessi si esterna in questa dimensione virtuale.

Una campagna marketing degli anni 90 lanciata da Advertisers Children’s in Canada poneva l’accento sulla fatidica domanda che, tutt’oggi, resta di attualità: Perchè essere te stesso, quando puoi essere me?

In questo video, due ragazze passeggiano in un negozio che offre prodotti e servizi per cambiare l’aspetto dei propri clienti. “Non limitarti a essere te stesso“, dice la voce di una donna a una delle ragazze mentre viene esaminata da una truccatrice che trucca le sue labbra di un rosso scarlatto. “Perchè essere te stesso, quando puoi essere me?” aggiunge.

Come ogni essere umano, abbiamo l’inclinazione a percepire l’altro come colui che possiede un giardino dai mille colori, capite bene che, oggi, questo sentimento ha preso una taglia notevole con l’avvento dei social network. Ad esempio quando si è su instagram, scorrendo di foto in foto, vediamo gli influencers raccontarci la loro giornata perfetta nel loro look perfetto. In quel momento il mondo appartiene a loro, e ne consegue l’amara consapevolezza di non essere come l’altro. In questo frangente, in cui siamo più suscettibili e fragili, che amiamo torturarci, ritenendoci colpevoli di non essere la perfetta copia di Chiara Ferragni.

Premetto che quest’articolo non è affatto una denuncia agli influencers, anzi, trovo molto più interessante che oggi gli stessi utenti 2.0 possano scegliere quale personaggio seguire.

Dopo questa parentesi, ritornerei al soggetto di questa mia riflessione che è: Cosa ci porta ad oggi a imitare l’altro, e cosa intendiamo per Beauty Sickness, tema esplorato da Renee Engeln, professoressa in psicologia autrice del libro “Quando la bellezza diventa un’ossessione”. L’autrice ci invita a riflettere su una serie di aspetti che influenzano, senza esserne pienamente consapevole, me stessa.

Di seguito porto una breve panoramica di quanto trattato nel libro:

L’ossessione culturale per l’aspetto esteriore è ormai diventata un’epidemia che pregiudica la capacità delle donne di farsi strada nel mondo e vivere vite felici e significative. Se si parla di bellezza, le giovani di oggi si trovano ad affrontare una sconcertante serie di contraddizioni. Non vogliono essere delle Barbie, ma imparano che quello è l’aspetto che devono avere. Si indignano per il trattamento che i media riservano alle donne, e poi sono ossessionate da riviste e programmi tv che le sminuiscono. Criticano l’assurdo ideale di bellezza della cultura moderna e girano video in cui smascherano i ritocchi fatti con Photoshop, ma si sentono costrette a emulare le stesse immagini che biasimano e usano ogni trucco per sembrare più magre. Sanno perfettamente che ciò che vedono non è reale, però scaricano app per migliorare i propri selfie… Eppure queste ragazze sono capaci di combattere per ciò in cui credono. Sono pronte a ribellarsi alla cultura che le vuole malate di bellezza e a creare un mondo diverso… hanno solo bisogno di capire come.

L’essere umano tende molto spesso ad imitare per integrarsi nella società, e come ho anticipato prima questa non è una denuncia ma piuttosto un invito a riflettere.

Per voi che siete in ascolto

Quando ho cominciato ad amarmi davvero e ad amare,
mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni
e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso.
All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma
oggi so che questo si chiama amor proprio.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e
i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi.
Oggi so che questa si chiama vita.

Charlie Chaplin

Miracle Morning Terapia dell'anima

Affermazioni positive per iniziare la giornata

Maggio 8, 2019

Ogni giorno porta con sé un nuovo inizio.

Vi siete mai domandati, perchè mai avessimo preso questa abitudine di far suonare più e più volte la nostra sveglia? Sicuramente, come ogni essere umano, ci sono quei giorni che sappiamo ancor prima che si levino che dovremmo rincorrere il tempo per fare delle mansioni che preferiremo riportare di giorno in giorno. E se prendessimo piuttosto il toro per le sue cosiddette corna e trovare un piccolo rituale personale per coccolarsi?

Sempre legato al mio rituale mattutino del Miracle Morning, ho cominciato a ritagliarmi un mio momento per entrare in sintonia con me stessa attraverso una serie di affermazioni positive che hanno il potere di ridisegnare la nostra dimensione per la giornata.

Perché la mattina, vi starete domandando…la mattina, di maniera generale, resta il momento più propizio per dare vita ai buoni propositi, in quanto la notte porta via con sè le negatività e si è pronti per dare il meglio di noi stessi per essere oggi la migliore versione di voi stessi.

Proprio per questo, bisogna avvalersi di questo stato d’animo per agire favorevolmente sulla nostra mente, attivando una serie di pensieri fiduciosi e positivi che ci accompagneranno durante il corso della giornata.

Sarete voi stessi a creare la vostra lista, ed oggi quello che posso fare è indirizzarvi alla lettura delle massime di Louise Hay, scrittrice americana, considerata come una delle persone più influenti nello sviluppo della crescita personale nel corso del XX secolo. Nel corso della sua vita Louise ci ha trasmesso la sua filosofia di vita che ripone nel vivere nell’istante presente.

Il presente è tutto, è l’occasione, il momento più prezioso e unico per agire. Il momento in cui viviamo collegati a noi stessi e che ci permette di scegliere cosa fare nella nostra vita e godere.

Il cambiamento è nel “qui e ora”, perché il resto è solo un’illusione.


Ama chi sei e quello che fai.

I pensieri di oggi creano il mio futuro.

Mi concedo il dono di liberarmi del passato, entro nella gioia entro nel presente.

Quando commetto un errore, mi rendo conto che è solo una parte del mio processo di apprendimento.

Ogni giorno mi offre una nuova opportunità. Ieri è finito. Oggi è il primo giorno del mio futuro.

Non posso cambiare le altre persone. Lascio che gli altri siano come sono e mi amano proprio come sono.

Il potere è sempre nel momento presente. Questo momento è l’unica cosa che abbiamo.

Sono una persona capace e posso affrontare qualsiasi cosa.

Ognuno ha qualcosa da insegnarmi. C’è uno scopo per stare insieme.

Mi amo come sono, non devo essere perfetto per amare me stesso.

Ho scelto di sentirmi bene con me stesso. Merito il mio amore.

Louise Hay

A voi che siete in ascolto concedetevi ogni giorno la possibilità di essere la migliore versione di voi stessi.

XOXO – I just woke up