Le origini

Filosofia antica all’origine dello sviluppo personale

Luglio 22, 2019

La crescita personale ripone le sue basi nella filosofia antica. L’elevazione dell’uomo nel divenire un Essere Cosciente rispetto alla sua propria esistenza, grazie all’adempimento di una serie di azioni/esercizi che lo porteranno all’unificazione con l’Universo stesso, ripone le sue origini in un’epoca molto più distante nel tempo rispetto all’epoca degli anni ’60 del 20 secolo in America. 

Lo sviluppo personale, come processo volontario dell’Essere nel divenire, trova le sue radici più profonde nella filosofia antica; in altre parole, ha attraversato diversi secoli per assumere la sua forma attuale. Nell’epoca antica, la filosofia non si riduceva ad un insieme di teorie perché a differenza di oggi era fondamentalmente un modo di vivere.

Quindi, in questo contesto, lo sviluppo personale è parte del processo di vita degli uomini, é un apprendimento permanente che ha portato le diverse dottrine filosofiche a sperimentare la loro maniera di adempiere in questo processo che prevede una varietà di esercizi spirituali che permettono di offrire una vera terapia dell’anima.

La filosofia come apprendimento di sé e conoscenza del mondo

Conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.

Con questa frase si può riassumere l’insegnamento di Socrate, l’esortazione a trovare la verità dentro di sé anziché nel mondo delle apparenze.  Questa iscrizione, incisa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, è essenziale, tutt’oggi per la crescita personale. Possiamo quindi rilevare le fondamenta del self-help nella filosofia antica. In effetti essa sarà ampiamente diffusa dal pensiero socratico e più in generale dall’intera filosofia antica per coloro che ambiscono ad elevarsi alla figura dell’uomo saggio.

La formula delfica ci invita “a considerare da una parte l’Uomo nel Mondo e, dall’altra parte, il Mondo nell’Uomo, non altro che il rovescio della stessa medaglia. Quindi lo sviluppo personale è una disciplina che conduce all’apprendimento della conoscenza di sé. La conoscenza di sé è presentata come un apprendistato che non può essere limitato ai soli aspetti teorici ma deve anche essere tradotto in esercizi pratici (prassi). È un processo messo in moto grazie a due fasi: da un lato quella dell’insegnamento teorico e dell’altro quella dell’atto pratico.

Le grandi scuole filosofiche che dominavano il mondo antico erano caratterizzate dalla scelta di un particolare modo di vivere: ogni flusso aveva una serie di pratiche spirituali con l’obiettivo comune di accedere alla figura del saggio. In queste condizioni, lo sviluppo personale è un processo verso un ideale di felicità, indipendenza, libertà e benessere.

Se non vedi ancora la tua propria bellezza, fai come lo scultore di una
statua che deve diventare bella: toglie questo, raschia quello, rende
liscio un certo posto, ne pulisce un altro, fino a fare apparire il bel
volto della statua. Allo stesso modo anche tu togli ciò che è superfluo,
raddrizza ciò che è obliquo, purificando tutto ciò che è tenebroso per
renderlo brillante e non cessare di scolpire la tua propria statua finché
non brilli in te la chiarezza divina della virtù …

Se sei diventato questo,
senza avere più qualcosa di estraneo che sia mescolato a te, … se ti vedi
divenuto tale … guarda tenendo il tuo sguardo. Poiché solo un occhio
siffatto può contemplare la Bellezza. Plotino, Enneadi

Questi esercizi spirituali hanno permesso ai filosofi e ai discepoli che li praticavano di elevare la loro coscienza, di avere un approccio multidimensionale del luogo dell’essere, delle sue interazioni con gli altri e con il mondo circostante. In modo da ricollegare l’Essere a se stesso e al cosmo, e quindi prendere coscienza del suo posto come unità parte di un tutto per raggiungere la rappresentazione simbolica dell’uomo saggio. 

In secondo luogo, l’uomo ha dovuto imparare ad accettare e amare il mondo così com’è: dire “sì” all’universo nella sua totalità, volere ciò che accade, anche se ciò che accade sembra contrario ai suoi desideri . In altre parole l’uomo e la natura sono parte di un Tutto Unico.

Gli esercizi spirituali devono quindi consentire di raggiungere la figura del saggio e non sono destinati a “sviluppare abilità mentali e/o tecniche “relative a una particolare disciplina, ma piuttosto raggiungere la propria totalità in quanto essere vivente, avere una postura interiore, un atteggiamento verso la vita, un cambiamento interiore che ci predispone a coesistere nell’universo e con l’universo. 

Esercizi spirituali come terapia dell’anima

È necessario conoscere l’etimologia della parola terapia, per coglierne il significato: che porta armonia, prendersi cura. In questo senso, la terapia non è tanto curativa quanto preventiva. È una cura il cui scopo non è tanto di riparare quanto di mantenere l’anima in un processo di crescita.

Nei testi antichi la filosofia ha una valenza terapeutica, l’oggetto presunto o dichiarato di questa attività è l’anima, proprio come quello per la medicina  è il corpo umano. Quindi il dominio del psukhê (il respiro, l’anima) è riservato al filosofo mentre il dominio del sôma (il corpo) a quello del medico. Tuttavia, il dominio del sôma non è esclusivo al medico, poiché alcune scuole filosofiche sembrano prescrivere esercizi fisici per lo scopo dello sviluppo dell’anima nel suo tempio.

Per tutte le scuole filosofiche, la causa principale della sofferenza, del disordine, dell’incoscienza, per l’uomo, sono le passioni: desideri disordinati, paure esagerate. Il dominio della preoccupazione gli impedisce di vivere veramente. La filosofia quindi apparirà prima, come terapia delle passioni (…). Ogni scuola ha il suo metodo terapeutico, ma tutti collegano questa terapia a una profonda trasformazione del modo di vedere e di essere dell’individuo. Gli esercizi spirituali avranno precisamente per oggetto la realizzazione di questa trasformazione. 

In altre parole, l’auto-realizzazione non sta che nel prendersi cura dell’anima, per portarla in armonia con il corpo, la mente e la natura, di fronte al suo principale affetto, che è il desiderio illimitato. Più tardi, nel corso della storia, fino all’avvento del moderno sviluppo personale, avrà molte forme e obiettivi diversi, appresi da teologi, filosofi e scrittori.

Quindi alla nascita della psicologia, questa assumerà il monopolio della psiche (psukhê, l’anima) e circoscriverà lo sviluppo personale al proprio dominio. In questa prospettiva, lo sviluppo personale presentato oggi attinge a molti fondamenti teorici nel campo della psicologia. 

Sito di riferimento http://kpsens.com

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